E se fosse mio figlio il bullo? – La vittima attiva


 

Carissimi, siamo ancora qui a riflettere sul fenomeno del bullismo, stavolta però affrontiamo il problema dalla parte del ragazzo che aggredisce. Vedremo che per i genitori del bullo la situazione potrà essere più spinosa e difficile da affrontare rispetto ai genitori della vittima.

Partiremo da un esempio clinico. Recentemente si è parlato sul giornale di un episodio di bullismo avvenuto durante una gita scolastica. Un gruppo di ragazzi, nel corso della notte, sono entrati nelle camere dei loro compagni, hanno depilato un loro compagno, lo hanno colorato e ricoperto di caramelle gommose. Tutto l’operato è stato filmato con i cellulari e mandato in rete una volta ritornati nella loro città.

Gli insegnanti si sono accorti della circolazione del video ed hanno deciso (in Consiglio di Istituto) come provvedimento la sospensione per diversi giorni, il quattro in condotta e, in definitiva, la perdita dell’anno scolastico. I genitori dei bulli si sono rivolti anche ai giornali, considerando la punizione esagerata, in fondo “era solo uno scherzo”…

Ho scelto questo fatto di cronaca come esempio in quanto da esso si comprende bene come le caratteristiche del bullo siano strettamente correlate allo stile educazionale.

Quali sono gli “indicatori primari” dei possibili bulli?

  1. Prendono in giro ripetutamente ed in un modo pesante, rimproverano, intimidiscono, minacciano, beffeggiano, mettono in ridicolo, spingono, prendono a pugni, prendono a calci, danneggiano le cose che appartengono agli altri.
  2. Possono essere fisicamente più forti dei loro compagni e, in particolare, delle loro vittime. Sono generalmente fisicamente capaci nelle attività di gioco, nello sport e nelle lotte (ciò si riferisce in particolare ai maschi).
  3. Pensano che la prepotenza paghi, hanno un forte bisogno di dominare e sottomettere gli altri, di affermare se stessi con il potere e la minaccia, di imporre il proprio punto di vista, vantando la propria superiorità sugli altri, reale o immaginaria; presentano un temperamento bollente, si inquietano facilmente, sono impulsivi e hanno una bassa tolleranza alla frustrazione; hanno difficoltà nel rispettare le regole e nel tollerare le contrarietà e i ritardi, tentano di acquisire vantaggi anche con l’inganno.
  4. Sono oppositivi ed impulsivi Nonostante la caratteristica “impulsiva”, cioè tendono ad “agire” prima ancora di “pensare”, questa caratteristica non impedisce loro di essere anche abili a “trarsi fuori” dalle situazioni difficili.
  5. Sono considerati duri e rudi, si compiacciono della sottomissione dell’altro e trovano gratificante dominare gli altri. Hanno scarsa empatia con le vittime.
  6. Fare i prepotenti è coerente con l’immagine potente o di duro, non sembrano ansiosi od insicuri ed esprimono un’opinione piuttosto positiva di sé; questo almeno apertamente è quello che vogliono dimostrare.
  7. In età piuttosto precoce (rispetto ai loro coetanei) possono avere preso parte a comportamenti antisociali, tra cui il furto, il vandalismo e l’uso di alcol; frequentano “cattive compagnie”.
  8. A loro sembra una cosa divertente molestare qualcuno, specialmente quando si fa parte di un gruppo,.
  9. Il pregiudizio li porta a credere che alcuni tipi di persone si meritino di essere prevaricati, ad esempio persone di un gruppo etnico differente o di un orientamento sessuale differente.
  10. Una generale ostilità verso gli altri, che è stata generata da esperienze negative con genitori o parenti, specialmente il sentirsi “non amati” e/o ipercontrollati.
  11. Sono stati influenzati da “modelli” aggressivi nella vita reale e/o guardando film e video violenti.
  12. La vittima è da loro percepita come se avesse provocato il trattamento negativo; comunemente i bulli considerano il proprio comportamento come una “vendetta”.
  13. Il raggiungimento dell’obiettivo desiderato è considerato più importante dei brutali mezzi impiegati per ottenerlo. Ciò si applica in particolar modo ad alcune persone che si trovano ad occupare una posizione di controllo e di potere.
  14. Considerano il bullismo parte della loro condizione, ad esempio in seguito al fatto di essere sempre stati trattati da ragazzi particolarmente problematici.

Ora cerchiamo però di focalizzarci su alcuni stili educativi che risultano disfunzionali e possono cooperare alla strutturazione di un comportamento da “bullo”. Intanto ricordiamoci che i “bulli” sono ragazzi diversi dai bambini con comportamento oppositivo/provocatorio. Il bullo opera in ambienti non familiari, spessissimo a scuola, quando non è sotto lo sguardo dei genitori.

Cerchiamo allora di associare alcuni stili educativi ai ragazzi aggressivi.

Quali sono le condizioni che possono aver favorito durante l’infanzia lo sviluppo di un modello di comportamento aggressivo?

Sono stati studiati quattro fattori, basati principalmente sulla ricerca tra i maschi (Loeber e Stouthamer – Loeber, 1986).

Un primo fattore riguarda l’atteggiamento emotivo dei genitori, in particolare quello della persona che si occupa maggiormente del bambino nei primi anni di età (in genere la madre). Un atteggiamento negativo di fondo, caratterizzato da mancanza di calore e di coinvolgimento, aumenta il rischio che il bambino diventi in futuro aggressivo ed ostile verso gli altri. Questo può essere anche semplice da considerare, più complicato invece risulta evidenziare e riconoscersi in un atteggiamento ambivalente, ad esempio dire verbalmente un principio o una norma, ma comportarsi nei fatti nel modo opposto.

Una seconda componente chiama in causa l’educazione generalmente permissiva e tollerante, tipica dell’attuale società. Questo tipo di educazione, dove i genitori “giocano” a fare gli amici o i compagni dei figli, non pone chiari limiti a nessun tipo di comportamento, compreso il comportamento aggressivo del bambino verso i coetanei, verso i fratelli e verso gli adulti e pone le precondizioni per lo sviluppo delle condotte aggressive.

Relativamente a queste due prime componenti possiamo riassumere che il poco amore, poca cura e troppa “libertà” nell’infanzia sono condizioni che contribuiscono fortemente allo sviluppo di un modello aggressivo.

In terzo luogo, vi è l’uso coercitivo del “potere” da parte del genitore, in forma sia di punizioni fisiche ma anche di violente esplosioni emotive. Risulta sostanzialmente avvalorata l’ipotesi che “la violenza chiama violenza”. Ciò significa che è certamente importante definire in modo chiaro i limiti da rispettare e le regole da seguire, ma in generale quando il bambino è piccolo conviene focalizzare di più sul vantaggio che si ha nel comportarsi correttamente, piuttosto che enfatizzare la punizione che ne riceverebbe.

Infine, c’è il ruolo giocato dal temperamento del bambino. Questo è importante quanto le modalità educative. Vi sono bambini con “temperamenti attivi” e bambini tranquilli, pacifici. Il temperamento si evidenzia sin dai primi mesi in culla: mentre un bambino, alle prime avvisaglie della fame, urla e piange acutamente, un altro bambino può lamentarsi, iniziare a piangiucchiare, ma può essere anche distraibile per qualche minutino con un giochino che l’attrae. Cioè il secondo temperamento mostra un adattamento migliore alle condizioni ambientali, pur essendo le cure genitoriali adeguate in entrambi i casi.

A livello individuale altri fattori possono concorrere e risultare cruciali, in un reticolo di cause ed effetti in cui è impossibile risalire alla causa principale.

Gli stili educativi non sono indipendenti dalle relazioni tra gli adulti in famiglia. Conflitti frequenti, discordia o discussioni manifeste tra genitori produrranno relazioni insicure per i bambini e potrebbero portare i genitori a cercare un’alleanza con il figlio/a contro l’altro genitore. E’ opportuno che l’eventuale discussione venga gestita privatamente dalla coppia, senza la presenza dei bambini; è bene presentarsi di fronte ai figli con una decisione già presa da entrambi, condivisa, anche se arrivare a questa decisione ha comportato discussioni.

E’ normale che si possano avere opinioni e posizioni diverse, non è che per il fatto che si è coppia questo annulli le diversità individuali, sarebbe assurdo! Ma chiaramente, quando la divergenza riguarda l’educazione dei figli, occorre che si arrivi, anche con fatica, ad una decisione condivisa ed è quella che si presenta insieme ai figli.

Dott.ssa Marina Vespa

Neuropsichiatra infantile

 

 

Tratto dalla rivista: “CON VOI Magazine”

Numero di Settembre 2015 – rubrica: “L’esperto risponde”

www.convoimagazine.it

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